…”Chi Vù Ji Vulannu”

26 May 2007

I racconti di Zio Mario - Il Ghiaccio -

Filed under: , i Racconti di Zio Mario — Gianfranco @ 14:56

Il Ghiaccio

 

Mi trovavo a Catanzaro per la preparazione degli esami di ammissione alla seconda media. La signorina dove abitavo mi incaricò di ritirare, ogni giorno, dall’Istituto di Igiene e Profilassi del quale la signorina era direttrice, un blocchetto di ghiaccio della lunghezza di circa trenta centimetri.

La signorina me lo avvolgeva in un panno di tela e mi raccomandava di portarlo subito a casa ad evitare che si sciogliesse.

Per diversi giorni il compito assegnatomi lo svolgevo con diligenza, ma passato un po’ di tempo la cosa incominciava a darmi fastidio e pensavo:”Non sono venuto a Catanzaro per fare il servitore alla Dottoressa!”

Un giorno mi venne l’idea di provare a far scivolare il blocchetto su una strada in discesa che facevo dal laboratorio a casa. Sciolsi il panno, tirai fuori il blocchetto e provai a farlo scivolare sul marciapiede della strada e prenderlo subito dopo una decina di metri; il blocchetto scivolò così velocemente che sfuggì alla mia presa e proseguì la corsa nella discesa come un proiettile. Arrivato quasi in fondo urtò violentemente contro un muretto che correva parallelamente alla strada e scoppiò come una bomba; si fece in mille pezzi. Io non potevo fare altro che raccogliere i pezzi più grossi e metterli nel panno che avevo.

Arrivato a casa consegnai la cosa alla madre della dottoressa dicendole che il ghiaccio stamattina era venuto in quel modo perché la macchina del ghiaccio non funzionava bene. La signora rimase alquanto perplessa perché i pezzi di ghiaccio erano sporchi di polvere e la figlia non gliel’avrebbe mandato in quello stato.

Quando rientrò la dottoressa la madre le raccontò il fatto. Mentre eravamo seduti a tavola per pranzare la dottoressa disse:”Mamma devo far venire un tecnico per riparare il frigorifero del laboratorio che è andato fuori servizio. Scusami se ti ho mandato il ghiaccio frantumato e sporco”.

Io rimasi interdetto e confuso; mi irrigidii perché avevo subito capito l’allusione. Mi guardò negli occhi un istante e mi tirò uno schiaffo che mi fece cadere il cucchiaio dalle mani e disse:”Non è per il ghiaccio ma per la bugia che hai raccontato a mia madre”.

 

Zio Mario

I racconti di Zio Mario - ‘A nervata -

Filed under: , i Racconti di Zio Mario — Gianfranco @ 14:50

‘A Nervata

 

Nel periodo bellico 1940-1944 io ed i fratelli Antonio, Salvatore e Fausto e lo zio Matteo eravamo a Cosenza per la frequenza della scuola pubblica.

Io frequentavo la seconda media ed essendo appassionato di calcio pregai il professore di educazione fisica di prestarmi il pallone della scuola; il professore, all’inizio un po’titubante, alla fine mi accontentò. Io con il pallone, assieme al fratello Fausto stavamo passando per un vicolo di Cosenza vecchia.

Arrivati ad un certo punto vedemmo un uomo seduto su una sedia davanti a casa sua; giunti alla sua altezza l’energumeno si alzò dalla sedia e sbarrandoci la strada ci chiese, con un piglio minaccioso, il pallone che io tenevo in mano; vedendomi perso, dissi a Fausto di continuare a camminare; giunto a circa quindici metri da me gli lanciai il pallone che prese al volo. L’energumeno, vistosi beffato, mi frustò violentemente sulla schiena con un grosso nervo che teneva in mano; caddi a terra e quello continuò a picchiarmi.

Fausto intravide la scena e, terrorizzato, con il pallone ben stretto al petto, fuggì verso casa dove abitavamo: trovò Antonio e Salvatore in casa e disse loro piangendo:”Scappate, scappate, hanno ammazzato a Mario!”. Antonio immediatamente disse:”Prendiamo i curtielli e jamu!”. Presi alcuni grossi coltelli in cucina, accompagnati da Fausto, corsero, attraverso il vicoli di Cosenza vecchia, verso il luogo del misfatto, dove non mi trovarono, perché io, dolorante e piangente, mi alzai e scappai via.

L’energumeno, rendendosi conto della gravità commessa, era rientrato in casa chiudendo la porta d’entrata. I fratelli davanti a quella porta gridavano:”Esci, figlio di pu…… se hai il coraggio, che ti scanniamo come un porco!” Ma il vigliacco si guardava bene dall’uscire in strada; lo avrebbero certamente scannato.

Io, mentre correvo e piangevo, vidi da lontano delle ragazze di un collegio a passeggio, e fra esse riconobbi una ragazza di Belmonte. Per non farmi vedere e provare vergogna, mi infilai attraverso un cancelletto in un piccolo giardino e là rimasi acquattato  per un po’ piangendo e soffrendo per il dolore delle nervate.

Uscito dal giardinetto mi avviai verso casa dove trovai i fratelli molto allarmati. Appena mi videro mi abbracciarono piangendo dalla commozione.

Il figlio della signora dove stavamo, medico della Società Sportiva “Cosenza Calcio”, saputa la storia, denunciò all’autorità giudiziaria l’energumeno per aver causato volontariamente lesioni ad un minore; nell’occasione certificò le lesioni provocatemi sulla schiena ed io più volte fui convocato dal magistrato, il quale, accertato il reato, fece condannare al carcere il delinquente.

Dopo circa vent’anni capitai a Cosenza e nei pressi della caserma militare mi fermai davanti ad una bancarella. Dietro alla bancarella, seduto su un banchetto, riconobbi in quella persona l’energumeno della storia testè raccontata e ne fui certo perché sulle braccia aveva due tatuaggi simili a quelli che avevo notato allorché mi percosse con ferocia. Il sangue mi salì copioso alla testa, la rabbia tese i nervi di ogni parte del corpo; volevo ribaltargli la bancarella e tutto quello che si trovava sopra, ma non lo feci per paura delle conseguenze. Me ne andai, ma fatti cento metri, non mi ero ancora decongestionato e tornai di nuovo davanti alla bancarella. L’energumeno, che mi aveva notato prima, vedendomi di nuovo sostare davanti alla bancarella, mi chiese se volevo qualcosa. Gli risposi con rabbia:”nulla, per Dio!”. Rimase perplesso perché evidentemente pensava di trovarsi di fronte ad un pazzo.

Me ne andai, ma rimase in me per molto tempo il pentimento di non aver agito così come il primo istinto mi aveva suggerito.

 

Zio Mario

24 May 2007

…Tengo “famigghia” di Marco Travaglio

Filed under: Lo sapevate? Sapevatelo! — LaScimmia @ 10:56
Tengo Famiglia - lettera di Travaglio a Paul Wolfowitz

Gent.
mo dr. Paul Wolfowitz, mi rivolgo a lei per portarle la solidarietà mia
e del mio paese per lo spiacevole incidente occorsole nel suo. Ho visto
la conferenza stampa in cui lei, sudato e tremante, chiedeva scusa per
aver procurato la promozione e l’aumento alla sua amante, la bella
tunisina Shaha Riza, manager della Banca Mondiale da lei presieduta. I
soliti moralisti protestanti han tirato fuori il codice etico e il
conflitto d’interessi. Che paroloni!
Lei, dr. Wolfowitz, non ha
sbagliato a promuovere la sua donna:lei ha sbagliato paese. Da noi, per
dire, i codici etici e i conflitti d’interessi sono caduti in
prescrizione da un pezzo. Per parenti, amici e amanti, si fa di tutto,
di più. Alla luce del sole, con un certo vanto. Diceva Longanesi: "Nel
tricolore andrebbe scritto:tengo famiglia". Da noi è tutto ereditario,
dalle cariche alle cattedre: abbiamo persino abolito la tassa di
successione. Siamo un paese di mamme, babbi, figli e soprattutto
nipoti. Ci scherzava già nel ‘400 il card. Enea Silvio Piccolomini,
appena divenne papa Pio II: "Quand’ero solo Enea, nessun mi conoscea;
ora che sono Pio, tutti mi chiaman zio".

Se visitasse la Rai,
scoprirebbe decine di cognomi famosi, soprattutto politici: De Martino,
Andreatta, Berlinguer,Donat-Cattin, Leone,Letta, Mancini, Mancino,
Piga, Rauti, Ruffini, Scelba,
Squillante, Bernabei, Buttiglione,
Cariglia, Sottile,Zanda, Matteoli.
Non sono omonimi:sono proprio
parenti. Hanno assunto l’autista e l’assistente di Berlusconi, e
persino il figlio della segretaria di Gelli. Ma a Mediaset è lo stesso.

Poi si faccia un giro in Parlamento. Lì il seggio è ereditario Ci
sono i figli d’arte. Craxi, quello che voi chiamereste latitante e noi
chiamiamo esule, ha lasciato in eredità addirittura due seggi: la
figlia Stefania deputata di destra, il figlio Bobo sottosegretario a
sinistra. Forlani, più modestamente, ha piazzato un solo figlio,
Alessandro (Udc). Anche perché non ne ha altri. Cossiga ha portato il
figlio Giuseppe (FI) e il nipote Piero Testoni (FI). Perchè i
parlamentari non li eleggiamo più: li nominano i partiti, con le liste
bloccate. E’ molto più pratico. Al Senato è arrivato il fratello di
Pecoraro Scanio, Marco, che s’era fatto valere come terzino
dell’Avellino. Poi c’è l’esercito delle mogli, versione italiana delle
quote rosa. Alla Camera ora siede la prima moglie di Paolo Berlusconi,
Mariella Bocciardo (FI). Al Senato c’è la signora Bassolino, Annamaria
Carloni. Madama Fassino, Anna Serafini, è deputata per la quinta volta.
Il regolamento Ds vietava più di 2 mandati, ma ci hanno aggiunto una
parolina: "consecutivi". Lei aveva saltato un turno, ed è rientrata.
Pasquino li chiama "ricongiungimenti familiari in Parlamento".

Ma il
più devoto ai sacri valori della famiglia è Clemente Mastella. La sua
signora, Sandra Lonardo, l’ha sistemata alla presidenza del consiglio
regionale Campania. Il cognato Pasquale Giuditta invece l’ha fatto
eleggere alla Camera. Lui naturalmente è il ministro della Giustizia.
Ma non è vero che si occupi solo dei parenti: l’altroieri ha promosso
direttore generale del ministero Gianpiero Nuvoli, un ex forzista
passato all’Udeur che aveva proposto di impiccare Borrelli sulla forca.
L’uomo giusto per la Giustizia. E, visto che gli piace il patibolo,
gli han
dato la delega ai diritti umani.

Purtroppo in Parlamento i
posti sono limitati: solo 945. E anche al governo: solo 103. Chi resta
fuori, si arrangia come può. Per esempio sfruttando al massimo i posti
di portaborse. Leggere ‘La Casta’, il nuovo libro di Stella e Rizzo,
per credere. La senatrice FI Elisabetta Casellati, dopo lunghe
selezioni, s’è portata alla Camera la figlia Ludovica. Bossi, nemico
giurato del clientelismo di Roma ladrona, sistema il fratello Franco e
il figlio Riccardo al Parlamento europeo, come assistenti degli on.
Salvini e Speroni. I curriculum sono di tutto rispetto: Riccardo è
studente fuori corso, Franco ha un negozio di autoricambi a Fagnano
Olona. Altri due leghisti si sono scambiati le mogli a Montecitorio:
l’on.Ballaman assume come assistente la moglie dell’on. Balocchi, che
ricambia ingaggiando la signora Ballaman.

Poi ci sono le cadreghe di
sottogoverno: la moglie di Follini, arch. Elisabetta Spitz, è nominata
dai governi di destra e sinistra direttore dell’agenzia Demanio.
Chissà la fatica per conservare l’incarico, con quel marito famoso,
specie dopo che è passato da destra a sinistra.

Poi gli enti locali:
altra fabbrica di poltrone mica male. A conduzione famigliare. In
Calabria prima la maggioranza di destra, poi quella di sinistra hanno
assunto per chiamata diretta oltre 200 parenti, amici e amici degli
amici nelle strutture speciali regionali. L’assessore al Lavoro Egidio
Masella (Prc) aveva promesso più occupazione: infatti, appena arrivato
in assessorato, ha assunto la moglie Lucia. Il governatore Loiero l’ha
cacciato, ma poi ha confermato in giunta Pasquale Tripodi (Udeur), 3
cugine assunte al concorsone regionale: chissà che brave, per superare
quella parentela penalizzante. Lui dove sta? Al Personale, e dove se
no? Alla fine la Regione ha dovuto approvare una legge che vieta di
nominare parenti nelle strutture regionali: i politici si son legati le
mani, perchè se le lasciano libere non rispondono delle proprie
azioni. Giorni fa Cristiano Di Pietro, consigliere provinciale di
Campobasso, è stato ricevuto per
una riunione sull’energia eolica dal
ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, che è pure suo padre.
E’ uscito molto soddisfatto.
Poi dicono che nelle famiglie non c’è
dialogo.

E occhio alle Asl: la moglie Fini, Daniela, è socia in un
paio di cliniche finanziate dalla giunta Storace. Il quale aveva pure
nominato direttore generale di un’Asl Mauro Floriani, marito di
Alessandra Mussolini. Che però, dopo le polemiche, s’è ritirato.

Nel
calcio, fino all’anno scorso, regnava una cupoletta chiamata Gea Word,
inventata da Luciano Moggi riunendo tanti figli e figlie di papà: il
suo e quelli del banchiere Geronzi, del citì Lippi, dell’on. De Mita,
dei bancarottieri Tanzi e Cragnotti. Da quelle parti si faceva le ossa
un giovane procuratore in erba, Pellegrino Mastella. Che non è omonimo
del ministro: è proprio suo figlio.

Montanelli, contro il nepotismo,
proponeva una soluzione drastica: sterilizzare i vip. Naturalmente non
gli diedero retta. Perciò, dr. Wolfowitz, se le andasse male alla Banca
Mondiale, si trasferisca in Italia. Avesse fatto le stesse cose qui, a
quest’ora sarebbe capo del governo. Minimo, la inviterebbero al
congresso Ds e a comprarsi Telecom. Da noi la famiglia viene prima di
tutto. Anzi, se si spiccia con l’aereo, arriva giusto in tempo per il
Family Day.

Marco Travaglio

22 May 2007

…da leccare o da succhiare????

Filed under: Cucina, Lo sapevate? Sapevatelo! — LaScimmia @ 15:56

Cioccolatini con una strana forma, …strana? Vabbè comunque insolita và. Non sò se metterli in categoria "Cucina" o "Feticismo Culinario" (categoria non presente ovviamente, ..per adesso).

Esistono sia di colore bianco (al latte) che neri (al cacao fondente). Per gli ordini dovete aspettare, adesso fa caldo e si sciolgono, arriverebbero non con la loro forma "originale", quest’inverno ne potete ordinare qualche chilata e con gli amici che vogliono aggiungersi all’orgia culinaria vi potete sfrenare….

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per approfondimenti http://edibleanus.com/

 

Carramba, che sorpresa!

Filed under: — Stefano @ 15:49

Un interessante articolo de L’Espresso sulla genetica rende conto di una recente "scoperta": dalle prime conferme di un esperimento scientifico su scala planetaria, risulta che tutti gli esseri umani attualmente viventi sarebbero discendenti di una singola donna di 150 mila anni fa e di un singolo uomo di 60 mila anni fa.
Cioè: di tutte le donne esistenti 150 mila anni fa una sola ha trasmesso il suo patrimonio genetico fino a noi, così come di tutti gli uomini di 60 mila anni fa solo uno è sopravvissuto nei suoi geni.

Come a dire: siamo tutti fratelli, e le razze non esistono.

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