…”Chi Vù Ji Vulannu”

24 April 2007

8° Incontro Aquile in Abruzzo

Filed under: , Motori — LaScimmia @ 10:55

Bene, quest’anno sto cercando di non farmelo sfuggire… mi riferisco all’incontro annuale di Anima Guzzista, i due anni precedenti (2006 e 2005) l’evento è stato organizzato in Sardegna e per una cosa e l’altra me li sono entrambi persi, quest’anno si svolgerà in Abruzzo. Le iscrizioni sono terminate ieri (23/04/2007), si è chiuso con 75 moto e 93 persone circa (non male), 75 moto guzzi sono all’incirca un 120 marmitte (dipende dai modelli) quindi….
Pubblico il programma dell’evento preso pari pari dal sito di AG:

Presentazione dell’evento
La sfida è stata lanciata. Quegli infamoni di Atlantide, nelle scorse edizioni, ci hanno viziato con le loro strade e la loro accoglienza. Ora "tocca" a noi rendergli la pariglia. Sardi! Non ve la caverete così facilmente!
Facciamogli vedere di che pasta siamo fatti noi nel continente! La vendetta è un piatto da consumare freddo. Per questo vi portiamo tutti in montagna!
 
L’alta Val di Sangro si trova nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise; Pescasseroli è una delle sue più famose (e belle) località. A Maggio sarà ancora più bella, con le sue strade piene dei nostri amati bicilindrici, quindi orsù!
 
Scarica la Locandina
 AQUILE IN ABRUZZO!
Il 25/26/27 Maggio a Pescasseroli
Albergo Ristorante (a quattro stelle) - Il Picchio (www.ilpicchio.com) e Camping S.Andrea (1 km dall’albergo)
  
PROGRAMMA COMPLETO
 VENERDI’ 25:
- Per chi la mattina si alza tardi o parte da troppo lontano (Atlantide, Berghèm de hùta, Torino, Trapani, Messina o Udine) l’appuntamento è direttamente a Pescasseroli all’albergo Il Picchio.
 
- Per chi ha già la moto accesa al minimo dalle 6.00 invece, l’appuntamento è ad Amatrice, alle ore 11.30, nell’unica “piazza” a circa metà del paese (vedi cartina e particolare). Quindi, dopo un "delicato" aperitivo di curve ci sposteremo al ristorante "La Fattoria" a Sommati per un pranzo leggero dove ci aspetta, prima delle altre portate, un piatto di bucatini alla Amatriciana… proprio nella zona dove sono stati "inventati". Dopo il caffè, l’ammazzacaffè, una paja (Comandante docet!) e una chiaccherata si parte per Poggio Cancelli, Lago di Campotosto, Passo delle Capannelle, Piccolo Tibet (si attraversa un altopiano che costeggia il Gran Sasso con vista indimenticabile!), Fonte Cerreto, si sfiora L’Aquila (e il traffico della cittadina), Tiburtina bis fino a Celano poi Pescina e quindi Pescasseroli. Per un totale di di curve e curvazze per 160 km (da Amatrice).
 
- Pomeriggio per sistemarsi, in albergo o bungalow, e cocktail di benvenuto
 
- Sera: cena in albergo con sfottò a Fange e sberleffi a profusione a ToniRag. Al termine strìptìs del Tatuato.
  
SABATO 26
- Colazione in albergo (per chi ci ha dormito) e al bar per gli altri.
 
-  Ore 10.00 - Si sale in moto per due percorsi "a scelta" (da prenotare all’atto dell’iscrizione):
 
Giro lungo:
Aquile a Campo Imperatore (260 km Andata e Ritorno) con il seguente percorso:
Perscasseroli, Bisegna, Ortona dei Marsi, Monte della Selva, Goriano Sicoli, Castel di Ieri, Castelvecchio Subequo, Morino Aterno, Acciano, Fontecchio, Fagnano, Castelnuovo, Castelvecchio Calvisio, Rocca Calascio, S.Stefano di Sessanio, Il Piccolo (Grande)Tibet… con braciata all’arrivo di Fonte Vetica. Le bellissime strade del Marsicano fino a Campo Imperatore (a quota 1.600) dove, nel puro stile della transumanza abbruzzese, ci aspetta una braciata sulle "gronde". Rietro nel primo pomeriggio e arrivo a Pescasseroli.
 
Giro corto:
Aquile alla Camosciara (60 km tra andata e ritorno) con pranzo organizzato all’aperto.
Il percorso: partenza da Pescasseroli, Opi, Villetta Barrea, Barrea (lago di Barrea) Alfedena. Sosta a Barrea per foto e dimostrazione di pentol… ehm… visita al bar per chi vuole un aperitivo, paja (sempre il Comandante che docet!) e poi ritorno sulla stessa strada fino a Villetta Barrea e quindi La Camosciara. Rientro nel primo pomeriggio a Pescasseroli.
 
Pomeriggio: Ore 17.00 - torneo di calcetto Aquile nel Pallone. Quattro squadre, di sette giocatori ciascuna, si sfideranno nel campo da calcetto con tre palloni in due tempi da cinque minuti. Le formazioni saranno decise a giudizio insindacabile dallo Staff (così Berghella e macio potranno giocare insieme). Le squadre sono : Teste Quadre, Teste Tonde, TDC (guzzisti liberi), Teste a quattro valvole. Chi perde laverà la moto a Goffredo.
 
Sera: cena e happening musicale della famosa GLBB (Guzzisti Liberi Blues Band)
  
DOMENICA 27
 
Colazione e festa dell’arrivederci
Baci, abbracci e pacche sulle spalle, scambi di numeri di telefono e promesse per il futuro. "Te vengo a trovà…e se passi da Roma te ospito io…"
Partenza alla spicciolata (si dice così no?)
 
PROGRAMMA GASTRONOMICO
I pasti saranno per lo più composti da specialità locali.
Segnalare nel form di prenotazione eventuali allergie.
Bucatini alla Amatriciana, abbacchio (arrosticini o alla scottadito), ricotta, Montepulciano d’Abruzzo, amari a base d’erbe aromatiche… la storia culinaria italiana (per nostra fortuna!) è millenaria ed incredibilmente varia, oltre che la migliore al mondo (un pensiero a Goffredo a Parigi!). La cucina abruzzese non esce da questi canoni. Panza mia…
I menù dei singoli pasti verranno comunicati sul forum e sulle mailing list appena possibile.
  
NOTE GENERALI:
- Nel venerdì NON è incluso il pranzo (da pagare al momento) ma ci sono la cena e il pernottamento
- Nel sabato è compreso il pranzo (qualunque dei due “giri” decidiate di fare), Il calcetto, la cena, il concerto e il pernottamento.
- La domenica mattina è inclusa la colazione (per chi dorme in albergo).
- Non sono incluse le soste al bar, le birre con la scusa di ricompattare il gruppo, i caffè per poi fumarsi una paja (sempre il Comandante che docet!), gli aperitivi lungo la strada dopo aver strusciato il cavalletto, la differenza benzina “perché tu fai 18 con un litro e io solo 11”… 
 
Ci aspettano tre giorni da sballo! Prendete le ferie, avvertite la moglie o portatela perfino! Fate guidare la fidanzata o compratele la moto. Dite a papà e mammà che siamo tutti bravi ragazzi (Pask a parte) e…finalmente (non ce la facevamo più senza le vostre brutte facce!) a ri-incontrarci a AQUILE IN ABRUZZO!
 
 Per ulteriori informazioni:
staff@guzzisti.it
 © Anima Guzzista
 

20 April 2007

I racconti di Zio Mario - U Linzulu-

Filed under: , i Racconti di Zio Mario — Gianfranco @ 19:39

U Linzulu

 

Nel 1943 le truppe anglo-americane avevano occupato il sud-Italia. Io, il fratello Antonio e lo zio Matteo eravamo a Cosenza per la frequenza delle scuole pubbliche.

Appassionati di calcio avevamo notato che gli americani avevano portato in Italia dei palloni che si gonfiavano attraverso una piccola valvola mediante uno spillo. Una tecnologia avanzata rispetto ai nostri palloni che necessitavano di un’accurata preparazione: attraverso una fessura si introduceva la camera d’aria che veniva gonfiata. La fessura veniva successivamente chiusa con un laccio di cuoio come l’allacciatura delle scarpe; quando la sfera veniva colpita di testa in corrispondenza della fessura provocava un mezzo trauma; con i palloni americani il fastidioso inconveniente non si poteva verificare.

Eravamo alla ricerca di tali palloni ed avevamo accertato che una signora, che abitava non molto lontano dalla nostra casa, vendeva questi meravigliosi palloni. Interpellata, la signora ci chiese un prezzo per noi insostenibile, in quanto, mettendo insieme i nostri magri risparmi arrivavamo a circa un terzo di quanto richiestoci.

Al fratello Antonio venne la brillante idea di integrare la somma posseduta con la vendita di un nostro lenzuolo, facente parte della biancheria che la mamma era solita fornire alla famiglia che ci ospitava e che, pertanto, la teneva in gestione la signora dove abitavamo.

Il fratello Antonio e lo zio Matteo andavano a scuola la mattina ed io nel pomeriggio.

Una mattina, rimasto solo in casa con la figlia della signora, Minella, e non sapendo io dove sua madre  custodiva le lenzuola per i nostri letti, dissi alla ragazza che la mamma aveva nascosto cento lire in un lenzuolo per farci una lieta sorpresa. La ragazza mi rispose che le lenzuola le avevano lavate più volte e che non avevano trovato nulla; ma io insistetti dicendo che forse i soldi erano caduti nel tiretto. Andammo a vedere: mi accompagnò nella stanza da letto della madre e aprì un tiretto dell’armadio dove la signora custodiva i nostri lenzuoli; guardammo attentamente il fondo del tiretto e, come ovvio, non trovammo nulla. Appena la ragazza andò al bagno io chiusi dall’esterno la porta con la chiave e rapidamente andai a trafugare un lenzuolo che nascosi sotto il mio letto. Quando ritornarono dalla scuola il fratello Antonio e lo zio Matteo riferii che l’operazione-lenzuolo era andata a buon fine.

L’indomani io ed Antonio, approfittando che in casa non c’era nessuno, prendemmo il lenzuolo da sotto il letto e lo avvolgemmo in un foglio di carta.

Ci recammo al mercato che si teneva ogni sabato lungo il fiume Crati. Srotolammo il lenzuolo e per metterlo bene in vista lui lo teneva davanti sulle spalle ed io dietro lo reggevo per tenerlo ben steso. Andavamo sotto e sopra per via Crati in mezzo alle bancarelle e davamo il bando della vendita dicendo a voce alta:"Comprate, comprate, lenzuolo fino, lenzuolo fino di lino". Ma non riuscimmo a venderlo; evidentemente la gente non si fidava di due ragazzini che volevano vendere stranamente un lenzuolo.

Ci recammo allora dalla signora dei palloni e le offrimmo il baratto del lenzuolo con il pallone. La signora sulle prime rimase perplessa dalla strana offerta ma alla fine, dopo averla convinta dicendo che la mamma non avendo altro da regalarci in occasione della nostra partenza per Cosenza, ci aveva regalato un lenzuolo, accettò il baratto. Con grande gioia ci portammo il pallone e per il giorno dopo organizzammo una partitella sul piazzale dell’ex GIL.

Tutto andava per il meglio finchè una mattina vidi la signora che stava per cambiare le lenzuola ai nostri tre lettini. Seduto al mio tavolinetto, temevo con trepidazione la scoperta del furto; e così fu. Non avendo trovato un lenzuolo chiese allarmata alla figlia se per caso l’avesse conservato in qualche altro tiretto. Misero sottosopra la casa ed io partecipai all’affannosa ricerca; non avendolo trovato, dalla disperazione, la signora picchiò la figlia, alla quale attribuiva la colpa di esserselo fatto rubare perchè la ragazza aveva l’abitudine di stirare la biancheria vicino alla porta d’entrata che teneva aperta.

Io non sapevo cosa fare; provavo un fastidioso imbarazzo e dispiacere per il pianto e le grida della signora e della figlia ed ero quasi sul punto di rivelare il mistero, ma mi sembrava di tradire il fratello e lo zio e non ebbi il coraggio di farlo: cercavo solo di consolare la signora dicendo che non doveva poi prendersela tanto, dal momento che a Catanzaro, di lenzuoli, ne avevamo persi molti.

Nel trambusto in corso, la porta d’entrata in quel momento era aperta, scendeva per la scale una ragazza del piano superiore e chiese alla signora che cosa era successo. Alla spiegazione della signora, la ragazza, che abitava di fronte alla signora dei palloni, disse:"Ma io pochi giorni fa ho visto i vostri studenti entrare nella casa della signora<pallonara>". La signora, intuito il marchingegno, si fece subito accompagnare dalla signora  cui avevamo dato il lenzuolo. Io, che avevo visto la scena, preso dal panico, fuggìì di casa.

La signora pallonara confessò di avere scambiato un lenzuolo con un pallone e, per restituire il lenzuolo, pretendeva la restituzione del pallone, ormai semiconsumato. Alle minacce della signora che l’avrebbe denunciata, la signora pallonara restituì il lenzuolo.

Io di corsa, fuggito di casa, mi recai all’istituto frequentato da Antonio; seduto su una panchina del piazzaletto antistante aspettavo il fratello che uscisse; all’uscita della scolaresca avvisai il fratello di tutto ed in preda al panico usai l’espressione:"Io, Totò, mi vado a buttare suttu nu ponte". Ed il fratello:"Io tiegnu nu duluru e panza e minne fricu" e si avviò verso casa.

Intanto lo zio Matteo, non sapendo nulla, ritornò a casa; aveva l’abitudine, all’apertura della porta, di gridare ad alta voce:"Buongiorno signò!"; ma quella volta al saluto ricevette uno schiaffone in pieno viso; "E questo è uno! Adesso tocca agli altri" avrebbe detto la signora. Antonio, messo sull’avviso, prima di entrare in casa avvertì la signora che se gli avesse torto un capello l’avrebbe denunciata; la signora, impaurita, lo investì solamente di parole minacciose.

Io gironzolavo per le viuzze vicino casa, ma non avevo il coraggio di ritirarmi, non tanto perchè temevo qualche schiaffo, ma quanto per la vergogna che provavo. Avvicinandosi la sera avevo paura e fame e mi avvicinai alla casa, sedendomi su un muretto di fronte per essere visto da qualcuno che mi cercava. Il ragioniere, marito della signora, preoccupato per la mia scomparsa, mi intravide dalla finestra e scese subito giù a prendermi e portarmi in casa. Mi difese dall’aggressione della moglie e amorevolmente mi preparò un po’ di cena.

La cosa finì così e la signora e la figlia non mi parlarono per molto tempo. L’unico a pagare il pedaggio della brutta azione fu lo zio Matteo che era poi il meno coinvolto nella storia.

Questo incredibile racconto merita una considerazione: noi eravamo sì ragazzi indisciplinati e disordinati, ma avevamo forte il senso del limite, perché nel caso specifico potevamo rubare in casa qualsiasi oggetto anche di valore per risolvere il nostro problema; ma non solo non lo facevamo quanto non ci pensavamo neppure perchè si trattava di roba non nostra. Il lenzuolo non lo consideravamo rubato, in quanto di nostra proprietà ma semplicemente sottratto alla custodia della signora.

 

Zio Mario

I racconti di Zio Mario - Il Nonno -

Filed under: , i Racconti di Zio Mario — Gianfranco @ 19:35

Il Nonno

 

Avevo circa 10 anni. Il rapporto con il nonno materno era improntato sui dispetti reciproci che ci scambiavamo. Quasi tutti i giorni li passavo a casa sua e gironzolavo là attorno pensando come fargli un dispetto. Lui non era da meno ed il suo comportamento nei miei confronti era tutt’altro che corretto.

Spesso aveva voglia di giocare a carte per fregarmi qualche lira delle poche che avevo. Mi chiedeva:"’E carte ce l’hai? T’a’ vo’ fà ‘na partita?". Al mio sì ci sedevamo sotto una quercia lì vicino e iniziavamo la partita. Una partita a briscola mezza lira.

La maggior parte delle volte vinceva lui e mi fregava una-due lire al giorno che intascava allegramente. Io pensai che la cosa non poteva continuare così e pertanto segnai con dei puntini quasi invisibili le carte più importanti. Un giorno vinsi quattro partite di seguito; alla quarta partita si arrabbiò a tal punto che strappò le carte dicendo:"Ma vidi tu, Patretè! Su murfusu è capace di fare le scarpe a me!". Nell’occasione avevo vinto due lire, ma non me le dette. Io gli dissi:"Nonnò, io nun vuogliu pagate ‘e carte che mi hai strappato, ma almeno ‘e due lire che ho vinto me le vuoi dare?". Al che lui:"Avanzi, no?".

Passarono un paio di settimane ma le due lire non le vedevo. Allora gli chiesi:"Nonnò, ma ‘e due lire che t’e vintu, quannu m’e dai?". E lui:"Quannu ‘e tiegnu!". Ed io:"E se mai ‘e tieni?". E lui:"Mai t’e dò!". E io:" Ah si? E io nun ce viegnu chiù a chista casa mancu quannu ammazzati ‘u puorcu!"

 

Zio Mario

16 April 2007

EoloAuto? Auto ad Aria compressa…

Filed under: Lo sapevate? Sapevatelo!, Motori — LaScimmia @ 15:17

Era il 2001 credo, o il 2002 quando arrivò anche in Italia la notizia della macchina ad aria compressa. La costruzione era francese, l’inventore del motore è l’Ing. Guy Negre.
EoloAuto
In Francia avevano pensato di adottarla per tutti gli autobus e taxi, la prima fabbrica era ubicata a Nizza (..ho visto lo stabilimento di persona in occasione di un meeting europeo della Microsoft), era previsto uno stabilimento anche in Italia, a Rieti. La prima fase di questa innovazione si consumò presto, come si può facilmente immaginare, a causa della pressione della solita lobi "petrol-dollar-bomb", il tutto si insabiò definendo il progetto una bufala allo scopo di far sparire un pò di euro  della comunità europea, altri dicevano che avevano problemi a smaltire il gelo generato dalla compressione dell’aria, considerando che dal tubo di scappamento esce aria a -20° (sebbene in parte serve per raffreddare il motore stesso).

Possiamo però sicuramente dire che dal primo prototipo del 2002 ad oggi hanno evoluto parecchio il loro motore e la carrozzeria stessa, inizialmente aveva una carrozzeria in resina oggi in alluminio ultra-leggero. Ovviamente il percorso di evoluzione fatto in questi anni non è stato facile per loro, visto le pressioni subite. Per sfuggire comunque alla trappola hanno dovuto "piegarsi", se è lecito dire così, alla combustione classica di natura fossile (benzina, gasolio, ecc.), pertanto la macchina si presenterà come ibrido ad aria per l’uso cittadino e a combustione classica  per i percorsi più lunghi. Fino a 50km/h và ad aria compressa, oltre con il supporto di un piccolo motore tradizionale a combustione.

La concessione della costruzione di questo prototipo e la cura dell’intero progetto oggi è della società francese MDI.
Per un maggiore dettaglio tecnico qui si può ascoltare un’intervista al filgio di Guy Negre su "Radio24" del Sole 24 Ore:

Qui invece si posso ammirare i modelli prodotti dalla MDI:

 

 

Parallelamente al progetto dell’auto della MDI Negre sta seguendo un secondo progetto, derivante sempre dal primo, che vede la produzione di energia elettrica sempre dall’aria compressa, utilizzando semplicemente i motori utilizzati per le auto come generatori, qui i dettagli del progetto seguito da eoloenergie.

La domanda interessante è: Qual’è il rapporto tra il consumo di energia elettrica per caricare i serbatoi di aria compressa e l’energia prodotta dal motore ad aria compressa?

14 April 2007

I racconti di Zio Mario - Il Tram-

Filed under: , i Racconti di Zio Mario — Gianfranco @ 16:57

Il Tram

 

Dalla verde vallata della Serra fui trasferito d’autorità a Catanzaro per la preparazione degli esami d’ammissione alla scuola media.

Io non avevo mai visto una città; al massimo l’avevo potuta osservare su una cartolina.

Il mio mondo erano gli alberi, gli animali, il fiume; vivevo in simbiosi con la natura.

A Catanzaro la cosa che attirò la mia attenzione non erano la vie, i palazzi, la gente, ma il tram.

Col suo stridore sulle rotaie e quella campanella che tintinnava al suo passaggio sul corso principale, mi incantava tanto che mi fermavo per osservarlo e guardarlo fino alla perdita dalla vista. Evidentemente in me era rimasto molto vivo lo spirito di osservazione e la curiosità del nuovo. Provavo quasi invidia per la persone che vie erano sedute dentro.

Dopo diversi giorni di osservazione di questa strana macchina, mi proposi di viaggiarci almeno una volta anch’io. Un giorno, andando al doposcuola dalla maestra Bandera a Bellavista, passai dal capolinea del tram e vidi che ne sostavano tre o quattro. Fu tale l’attrazione per me in quel momento che, anzichè continuare per raggiungere il palazzo della maestra, mi infilai in uno dei tram in sosta. Era vuoto e sedetti davanti al primo posto.

Aspettai molto tempo, dopodichè vidi le prime persone che salivano. Quando il tram si riempì vidi salire un uomo in divisa con uno speciale berretto: era il conduttore. Il tram subito dopo si mise in moto ed io, seduto davanti vicino al finestrino, guardavo ccon grande soddisfazione e commozione le persone che mi sfilavano sul marciapiede. Notavo che il tram, ogni tanto, si fermava e che delle persone scendevano ed altre salivano. Io imperterrito proseguivo senza meta. Dopo circa un’ora il tram si svuotò ed io seguii la gente che scendeva. Il tram, giunto al capolinea fuori la città, fece il suo giro per ritornare. Le persone che erano scese, cui io mi ero accodato, andavano via, chi a destra, chi a sinistra, ed io rimasi solo.

Non saperndo come rientrare in città mi misi a camminare sui binari nel senso in cui avevo visto il tram allontanarsi. Binario, binario, mi avvicinavo sempre più alla città. Erano trascorse oltre tre ore e mi trovavo al centro della città, quasi vicino al quartiere dove abitavo.

Vidi da lontano la persona di servizio della Signorina che, tutta trafelata, mi veniva incontro dicendo:"Ma dove sei stato? La Signorina ti sta cercando in tutta la città ed ha avvisato i carabinieri. Adesso vedrai che succede!" La maestra le aveva telefonato chiedendo perchè non ero andato a scuola.

Giunto a casa, la Signorina gridava come una pazza: mi tirò un paio di ceffoni e mi chiuse a chiave dentro la stanza, senza cena. Io, steso sul letto, ripercorrevo soddisfatto con la mente l’esaltante viaggio e della punizione non ne soffrii proprio per nulla.

Evidentemente mezza giornata di piacere e libertà valeva, per me, molto più di un’arrogante punizione e di una volgare cena.

Zio Mario

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