I racconti di Zio Mario - Il Buco -
Il Buco
Ero a Cosenza per frequentare la scuola pubblica. Facevo la seconda media e la scuola si trovava in un quartiere di Cosenza vecchia. Fin dall’inizio osservai attentamente come era fatta l’aula della frequenza. Mi accorsi che corrispondeva alla prima rampa della scala. Presi con uno spago delle misure e mi accorsi che si poteva fare benissimo un buco che metteva in comunicazione l’aula con la scala. Individuato il banco che si trovava nella posizione migliore, mi proposi di fare un foro che uscisse sulla scala. Era per me fondamentale, data la totale ignoranza che mi riconoscevo, per far passare i compiti in classe e farli pervenire al fratello Antonio e allo Zio Matteo, che aspettavano sulla scala. Loro andavano a scuola la mattina ed io il pomeriggio, per cui la cosa era fattibile.
Mi attrezzai con un lungo cavaturaccioli, un coltello appuntito ed un cucchiaio da cucina, ed iniziai l’opera. Alla fine della lezione, quando tutti erano usciti, mi intrattenevo cinque-dieci minuti per poter lavorare all’opera. Il bidello qualche volta interveniva e mi diceva:"Ancora qua stai tu?" . Ed io gli rispondevo che stavo mettendo a posto la cartella o che stavo cercando una volta la penna, un’altra volta la gomma e per paura che si insospettisse, cambiavo ogni volta la ragione del mio ritardo.
Dopo un paio di settimane di lavoro, con mia grande soddisfazione, sfondai e controllai, all’uscita, che il foro sulla scala corrispondeva esattamente dove io avevo previsto.
Tagliuzzai il piano del banco rendendolo rugoso e fastidioso a chi vi si sarebbe seduto e notai che il mio banco restava sempre libero; la precauzione adottata funzionava bene. Mi misi d’accordo con il fratello e lo zio che frequentavano il ginnasio ed ogni volta che c’era un compito in classe loro venivano ed io, attraverso il buco, passavo loro la copia della traccia. Dopo circa venti minuti mi passavano il compito svolto tramite un bastoncino cui era attaccata una molletta per i panni.
La professoressa, non sapendo spiegarsi perchè agli scritti era costretta a darmi voti alti, mentre agli orali dimostravo un’assoluta ignoranza, mi chiese come mai si verificava una simile incongruenza; ed io:"Professorè, il fatto è che io agli orali mi emoziono e la mente mi si annebbia completamente". "Mah!" mi rispose, "Sembra che allo scritto ti assiste qualche anima benevola!".
Le venne il sospetto che avevo trovato il modo di copiare dai più bravi e mi teneva sotto controllo, ma fortunatamente non mi spostò mai dal mio banco. Un giorno che c’era il compito in classe me ne assegnò uno diverso da quello dato alla classe: ma a quel punto mi dovette dare il voto di otto.
La cosa continuò senza intoppi fino alla fine dell’anno e fui promosso con la media del sette, ma ero rimasto talmente ignorante, che alla terza media scattò inesorabilmente la legge del contrappasso e fui bocciato.
Zio Mario
Alcuni scienziati giapponesi, con a capo il professor Yoshiaki Ohashi della Keio University Shonan Fujisawa Campus di Tokyo, hanno trovato il modo di archiviare dati sfruttando nientemeno che il DNA di un batterio molto comune, il Bacillus subtilis. La scoperta, segnalata da diverse fonti fra cui