…”Chi Vù Ji Vulannu”

31 March 2007

I racconti di Zio Mario - Il Buco -

Filed under: i Racconti di Zio Mario — Gianfranco @ 18:37

Il Buco

 

 

Ero a Cosenza per frequentare la scuola pubblica. Facevo la seconda media e la scuola si trovava in un quartiere di Cosenza vecchia. Fin dall’inizio osservai attentamente come era fatta l’aula della frequenza. Mi accorsi che corrispondeva alla prima rampa della scala. Presi con uno spago delle misure e mi accorsi che si poteva fare benissimo un buco che metteva in comunicazione l’aula con la scala. Individuato il banco che si trovava nella posizione migliore, mi proposi di fare un foro che uscisse sulla scala. Era per me fondamentale, data la totale ignoranza che mi riconoscevo, per far passare i compiti in classe e farli pervenire al fratello Antonio e allo Zio Matteo, che aspettavano sulla scala. Loro andavano a scuola la mattina ed io il pomeriggio, per cui la cosa era fattibile.

Mi attrezzai con un lungo cavaturaccioli, un coltello appuntito ed un cucchiaio da cucina, ed iniziai l’opera. Alla fine della lezione, quando tutti erano usciti, mi intrattenevo cinque-dieci minuti per poter lavorare all’opera. Il bidello qualche volta interveniva e mi diceva:"Ancora qua stai tu?" . Ed io gli rispondevo che stavo mettendo a posto la cartella o che stavo cercando una volta la penna, un’altra volta la gomma e per paura che si insospettisse, cambiavo ogni volta la ragione del mio ritardo.

Dopo un paio di settimane di lavoro, con mia grande soddisfazione, sfondai e controllai, all’uscita, che il foro sulla scala corrispondeva esattamente dove io avevo previsto.

Tagliuzzai il piano del banco rendendolo rugoso e fastidioso a chi vi si sarebbe seduto e notai che il mio banco restava sempre libero; la precauzione adottata funzionava bene. Mi misi d’accordo con il fratello e lo zio che frequentavano il ginnasio ed ogni volta che c’era un compito in classe loro venivano ed io, attraverso il buco, passavo loro la copia della traccia. Dopo circa venti minuti mi passavano il compito svolto tramite un bastoncino cui era attaccata una molletta per i panni.

La professoressa, non sapendo spiegarsi perchè agli scritti era costretta a darmi voti alti, mentre agli orali dimostravo un’assoluta ignoranza, mi chiese come mai si verificava una simile incongruenza; ed io:"Professorè, il fatto è che io agli orali mi emoziono e la mente mi si annebbia completamente". "Mah!" mi rispose, "Sembra che allo scritto ti assiste qualche anima benevola!".

Le venne il sospetto che avevo trovato il modo di copiare dai più bravi e mi teneva sotto controllo, ma fortunatamente non mi spostò mai dal mio banco. Un giorno che c’era il compito in classe me ne assegnò uno diverso da quello dato alla classe: ma a quel punto mi dovette dare il voto di otto.

La cosa continuò senza intoppi fino alla fine dell’anno e fui promosso con la media del sette, ma ero rimasto talmente ignorante, che alla terza media scattò inesorabilmente la legge del contrappasso e fui bocciato.

 

Zio Mario

I racconti di Zio Mario - ‘A Partita -

Filed under: i Racconti di Zio Mario — Gianfranco @ 18:36

 

‘A Partita

 

Era il 1942. A quell’epoca il "Cosenza Calcio" faceva il campionato di serie B. Io ed il fratello Salvatore tutte le domeniche, quando il Cosenza giocava in casa, andavamo al campo sportivo ma rimanevamo fuori perchè non avevamo i soldi per il biglietto.

Una domenica, in occasione della partita Cosenza-Salernitana, gironzolando attorno al muro di cinta del campo, alto tre-quattro metri, notammo che tre o quattro persone facevano la piramide, cioè uno sulle spalle dell’altro, fino a superare l’altezza del muro. Parecchie persone con fatica scalavano la fila e, una volta giunti sul muro, saltavano dentro al campo.

Dissi a Salvatore:"Turì, pruvamu puru nui"; ma rispose."Nun ce canuscianu e ce càccianu!": Ed io:"Pruvamu, no?". E così decidemmo di provare. Provò prima lui: fece una piccola rincorsa, si aggrappò alle persone ma riuscì ad arrivare a metà della fila; riprovò un paio di volte ma il tentativo fallì. Allora provai io: feci una breve rincorsa e rapidamente scalai la fila; mi trovai sulla sommità del muro di cinta e da là osservai all’interno che dei guardiani muniti di bastone rincorrevano le persone che avevano scavalcato. Valutai brevemente la situazione e quando mi sembrò più favorevole saltai dentro e velocemente mi infilai attraverso una porticina in un pollaio situato in un piccolo orto del custode dello stadio. I polli incominciarono a sbattere e a starnazzare rumorosamente; io ne afferrai uno e gli torsi il collo, poi un altro e poi un altro…. ero deciso a fare una mattanza pur di non essere scoperto.

Quando, dopo circa quindici minuti, la situazione si calmò, uscii con circospezione dal pollaio e imboccai una scaletta che portava alla tribuna centrale. Nel piccolo pollaio mi imbrattai di sterco per tutto il corpo, il viso, le mani, le gambe, cui si attaccarono penne di pollo di ogni colore e dimensione.

In queste condizioni andai a sedermi in una poltroncina della tribuna: le persone che sedevano là vicino mi guardavano sbalordite della presenza di un essere uscito da una caverna dell’"Homo Erectus". Notai che le persone si spostavano su altre poltroncine là attorno anche perchè avevo impestato l’aria con l’odore insopportabile di zolfo bruciato emanato dalla sterco dei polli.

Avevo fatto il vuoto intorno a me.

Ma io soddisfatto della riuscita dell’operazione e dandomi delle arie di persona importante che sedeva in poltroncina della tribuna riservata alle personalità più in vista della cittadinanza, mi godetti la partita.

Quando uscii dallo stadio trovai Salvatore là vicino che si lagnava di non aver potuto vedere la partita ed io per consolarlo gli dissi:"Turì, non ti preoccupà, pecchì t’a raccontu io ‘a partita".

 

Zio Mario

 

17 March 2007

L’evoluzione di una coppia nel corso del tempo.

Filed under: — Carmela @ 16:04

Sei settimane: Due cuori e una capanna.

Sei mesi: Due cuori e un appartamento in centro.

Sei anni: Due avvocati, la capanna a te e l’appartamento in centro a me.

da La Settimana Enigmistica.

 

12 March 2007

Il futuro dello storage nei batteri

Filed under: Lo sapevate? Sapevatelo! — LaScimmia @ 12:58

Come in tutte le cose, più si ci avvicina al lavoro fatto dalla natura e più si riesce a perfezionare quel poco che abbiamo creato.
… semplicemente il nostro corpo funziona su una base meccanica e molto chimica, con poca componente elettrica… Noi invece creiamo tutto sulla base meccanica ed elettrica e poco chimica :-) infatti non è che funziona molto bene il mondo!!!
Per fortuna ogni tanto qualcuno si sveglia ed inizia a ricercare nella giusta direzione, qui riporto un’articolo di "Alessandro Bordin" che riporta una ricerca giapponese del Prof. Yoshiaki Ohashi, il quale forse ha osservato come mai un corpo umano funziona anche con una banana al giorno, mantenendo tutte le informazioni cognitive e di memoria…

batterio StorageAlcuni scienziati giapponesi, con a capo il professor Yoshiaki Ohashi della Keio University Shonan Fujisawa Campus di Tokyo, hanno trovato il modo di archiviare dati sfruttando nientemeno che il DNA di un batterio molto comune, il Bacillus subtilis. La scoperta, segnalata da diverse fonti fra cui Dailytech, potrebbe sembrare a prima vista rivoluzionaria e geniale, ma in realtà si tratta di una brillante applicazione di tecniche già utilizzate per altri scopi. Questi scienziati giapponesi hanno di fatto inglobato nel DNA batterico un’informazione (E=mc2 1905), che come è noto costituisce la formula più celebre ideata da Einstein, con la data del suo primo annuncio.

Cerchiamo di capire come e soprattutto perché nei batteri. Al DNA batterico originale sono stati aggiunti dei filamenti di DNA artificiale, molto probabilmente con alcune sequenze di nucleotidi note da far corrispondere ad una sequenza di circa 100 bit, ovvero quanto serve per archiviare la formula suddetta. A varie sequenze note di CG (Citosina e Guanina) e AT (Adenina e Timina) è stato fatto corrispondere con buona probabilità un’informazione binaria.

Al DNA batterico originale sono stati aggiunti diversi filamenti artificiali identici in diversi punti del genoma, al fine di prevenire la perdita di alcune sequenze dovute alla naturale degradazione del DNA nel corso delle generazioni. La replicazione del DNA modificato viene dunque portata avanti dal batterio nelle generazioni, perpetuando di fatto l’informazione inserita arificialmente dall’uomo.

Questa tecnica ben nota di ingegneria genetica prende il nome di trasformazione, ovvero un processo attrverso il quale molecole libere di DNA vengono incorporate e integrate nel genoma di cellule di un organismo ricevente, creando un’associazione stabile fra DNA esogeno e quello originale.

Perché in un batterio? Oltre ad essere un organismo facile da coltivare e da riprodurre, il batterio scelto dai ricercatori appartiene alla famiglia degli sporigeni, contraddistinti da una particolarità molto importante. In condizioni sfavorevoli sotto il profilo ambientale, climatico o quant’altro, il batterio sporifica, ovvero forma al suo esterno una sorta di seconda parete (immaginate un guscio), passando ad uno stato di quiescenza.

Un batterio può rimanere in questo stato per molto tempo, mentre il DNA da esso perpetuato porterà l’informazione ospite per un tempo prossimo ai milioni di anni. Le attuali soluzioni di storage, fra cui supporti ottici o hard disk, possono farlo per "soli" 100 anni circa. Qualora ci fosse ancora vita intelligente sulla terra fra milioni di anni e si cercasse nel posto giusto, sarebbe possibile trovare nella progenie del batterio originale la scritta inserita da Mr. Ohashi. Una tecnica molto affascinante ed inquietante allo stesso tempo, che potrebbe trovare applicazioni in diversi campi (non ultima la crittografia) e su diverse tipologie di esseri viventi.

9 March 2007

Forse non tutti sanno che…

Filed under: — Carmela @ 17:14

"Delitto e castigo" di Fedor Dostoievskij fu l’ultimo romanzo che il nonno lesse. Gli piacque moltissimo.  Aveva novantuno anni.

Next Page »

Powered by WordPress