…”Chi Vù Ji Vulannu”

27 February 2007

I racconti di Zio Mario - “Friz”

Filed under: , i Racconti di Zio Mario — Gianfranco @ 18:45

"Friz"

  

Chi è costui? Era il nostro cane quando io avevo 9-10 anni: pelo corto di colore marrone, una macchia bianca in fronte e al petto, testa tonda, dimensioni medie. Lo avevamo cresciuto da piccolo, cucciolo regalatoci dal nostro colono "Zì Jennaru".

Era un cane straordinario: intelligentissimo, sensibile, gli avevo trasmesso un po’ del mio carattere; mi capiva con un semplice cenno, senza parole.

Per la contrada delle Serra e dintorni mi seguiva sempre e dovunque. Quando andavamo a caccia di serpenti da barattare con "U’ zì Luigi u’ capillaru", era lui che li scovava: li azzannava sbattendoli violentemente con la testa e li proiettava in aria a circa 20 m di altezza fino a strordirli; io poi li finivo con una canna.

Quando sull’aia davanti casa si stendeva il granturco ad asciugare al sole, durante la notte Friz girava velocemente attorno alla casa abbaiando incessantemente: faceva una stretta guardia alla roba che si trovava sull’aia e alla mattina presto lo trovavamo accucciato al centro del piazzaletto.

Aveva però un vizio. era un abile ladro delle cose altrui. Quando mi recavo al paese lungo la via "Cerzitu", s’infilava, dove trovava la porta aperta, in tutte le case che si affacciavano sulla strada; usciva dopo tre-quattro minuti per la maggior parte delle volte senza niente in bocca. Una volta uscì con una grossa soppressata alla bocca e due marinai che lo inseguivano per cercare di togliergli il prezioso bottino. Un giorno, avendolo perso di vista, lo chiamavo a voce alta e lo fischiavo freneticamente. S’affacciò da un balconcino del secondo piano della casa della maestra "Paterna", con spaghetti cotti che gli penzolavano dai lati della bocca. Si sentiva la voce della povera maestra che, impaurita, chiamava:"cane qui…..cane qui…". Io salii velocemente le scale per tranquillizzare l’anziana maestra e riprendermi il cane. Il macellaio era solito appendere fuori dalla porta della macelleria i polmoni, i fegati e le teste delle bestie macellate. Per Friz era una ghiotta occasione. Pigliava una rincorsa da circa dieci metri e rapidamente si lanciava sulla roba appesa a circa 2 m di altezza ed infallibilmente riusciva a staccare le preda. Il macellaio da dentro la bottega qualche volta lo vedeva e usciva rapidamente, imprecando e bestemmiando, con dei coltelli in mano che lanciava verso il cane ormai imprendibile.

A segiuto delle lamentele della gente, papà decise di allontanare il cane regalandolo ad un suo amico che abitava a Camigliatello Silano. Fu tale il mio dispiacere che non volli mangiare per un’intera giornata.

Dopo una ventina di giorni, una mattina presto trovai il cane accucciato davanti alla porta d’entrata della cucina. Aveva percorso oltre 80 km, attraversando mezzo Altopiano Silano, la pianura di Cosenza e la Catena Costiera. Era irriconoscibile: smagrito fino alle ossa, il pelo sporco e cadente, le zampe insanguinate.

Lo curai amorevolmente e dopo circa un mese era tornato il cane di sempre. Papà, commosso, decise di non allontanarlo mai più.

Pensando a questa toccante storia mi viene in mente un detto della mamma:"Chi n’è de bon’arrazzu se recoglie allu scarrazzu" (Chi è di buona razza torna sempre al proprio pagliaio).

Zio Mario

I racconti di Zio Mario - “U’ Capillaru”

Filed under: , i Racconti di Zio Mario — Gianfranco @ 18:42

"U Capillaru"

 

 

Negli anni quaranta le risorse per la maggior parte delle famiglie erano ridotte a livello di sussistenza. La situazione economica si aggravò in modo drammatico durante la guerra. Tutto veniva riciclato, dal pelo del maiale ai capelli delle donne, dagli stracci al vetro ed alla carta. Non esisteva, pertanto, il problema dei rifiuti nelle discariche.

Ogni settimana passava "U’ Zì Luigi" con un carrettino trainato da un asinello e con un corno annunciava:"U’ Capillàààru…". Tutto ciò che era stato conservato: capelli, vetro, carta, ecc. veniva barattato con piatti, posate, asciugamani….

"U’ Zì Luigi" aveva anche giocattoli per ragazzi. A me piaceva una "pistoletta scacciacani" che riuscii ad acquistare scambiandola con quattro serpenti che ""U’ Zì Luigi" mangiava friggendoli in padella. Occorrevano, per caricare la pistola, "e botticelle": si trattava di un nastrino di carta colorata, sulla cui superficie erano fissate a distanza regolare delle borchiette piene di polvere pirica. Si caricava la pistoletta, munita di percussore e grilletto, sistemando il nastrino sull’apposito tamburo. Premendo il grilletto il percussore batteva sulle borchiette producendo un piccolo sparo, mentre il nastrino avanzava della borchietta che precedeva. Un serpente di media dimensione, circa un metro, veniva scambiato con due rotolini di "botticelle".

Nella campagna della Serra io ed il fratello "Turillu" andavamo a caccia di serpenti portandoci dietro il nostro cane "Friz", abilissimo a cercare e prendere i serpenti. Li addentava scuotendoli rapidamente per non farli attorcigliare al collo e li lanciava in aria a circa 20 m di altezza e ciò fino a stordirli; noi, muniti di una lunga canna, li finivamo e li sistamavamo in un paniere in attesa che passasse "U’ Capillaru".

Zio Mario

I racconti di Zio Mario - “Il Viaggio”

Filed under: , i Racconti di Zio Mario — Gianfranco @ 18:39

Il Viaggio"

 

Nel periodo della guerra i mezzi pubblici di trasporto come ferrovie, pulman, auto, erano fermi. Dovendo da Belmonte raggiungere Cosenza, dove frequentavamo le scuole pubbliche, non c’era altro modo che a piedi scavalcando monte "Cucuzzu".

Papà organizzava il viaggio, noleggiando un asino per il trasporto di generi alimentari, biancheria ed altro. Verso le cinque del mattino ci mettemmo in viaggio papà, io, il fratello Antonio, lo zio Matteo ed il proprietario dell’asino.

Facemmo la strada che passa per l’Annunziata, la Cava, il Campo, le falde di monte "Cucuzzu", da cui si scendeva poi verso Carolei e la pianura di Cosenza; erano circa cinquanta-sessanta chilometri.

Arrivati alle falde di monte "Cucuzzu" trovammo molta candida neve ghiacciata e della strada non si vedeva traccia. Papà andava avanti e facecva le tracce con gli scarponi sulla neve e ci raccomandava di mettere i piedi sulle sue impronte per non scivolare; era molto pericoloso perchè si poteva scivolare e cadere nel burrone. L’asino ed il suo conduttore arrancavano faticosamente e lentamente sulle tracce lasciate dal nostro passaggio.

Scavalcate le falde della montagna ci addentrammo in un bosco di querce e castagni. La strada in discesa e la meravigliosa natura del luogo ci infondeva un certo ottimismo ed allegria. Ci fermammo in una piazzola per riposarci e mangiare. Papà con l’immancabile bottiglia di vino ci invitava a berne un bicchiere per riscaldarci e darci energia, come diceva lui.

Dopo la sosta riprendemmo il cammino verso Cosenza che distava ancora una ventina di chilometri. Arrivati finalmente a Cosenza verso il calar del sole raggiungemmo la casa del ragioniere Santelli, dove stavamo a pensione. Per la famiglia del ragioniere era una festa perchè almeno per qualche giorno si mangiava con le provviste che avevamo portato.

Il viaggio era stato molto faticoso, tanto che al fratello Antonio il giorno dopo gli cadde l’unghia dell’alluce e a me e zio Matteo si gonfiarono le caviglie.

Zio Mario

…Le due Torri

Filed under: Lo sapevate? Sapevatelo! — LaScimmia @ 14:37
Torre solare in Australia

Un’opera maestosa. Nel deserto australiano, un generatore di energia pulita dotato di pannelli solari produrrà 200 MW

Le idee più semplici possono essere le migliori. Il progetto australiano per la "torre solare" sembra avvalorare l’ipotesi. L’anno prossimo inizieranno i lavori di costruzione, nel deserto australiano, del camino più alto del mondo , un chilometro di altezza, rivestito esternamente di pannelli solari, per una superficie di 5 chilometri quadrati, che genererà 200 MW di energia senza inquinare l’ambiente.
380 milioni di euro, sarà il costo dell’impresa approvata dal governo federale australiano, e ideata dal ricercatore tedesco dell’università di Stoccarda, Jorg Schlaich. Nel 2005 la centrale dovrebbe iniziare la sua attività. In questi due anni circa 2700 persone lavoreranno al progetto finanziato dalla EnviroMission.

24 ore al giorno d’energia

Il principio del suo funzionamento è già stato collaudato: i pannelli solari scalderanno l’aria presente alla base della torre che tenderà a salire verso l’alto formando una corrente ascensionale. Questa verrà coinvogliata in un enorme camino del diametro di 130 metri. La corrente sarà tanto più forte quanto maggiore sarà la differenza di temperatura tra la base e la cima della torre. Considerato che la temperatura atmosferica si riduce di un grado ogni cento metri di altezza, nel tubo di cemento l’aria soffierà ad una velocità variabile dai 35 ai 50 chilometri l’ora, facendo muovere 32 turbine poste alla base di capacità di 6,5 MW ciascuna.
La caratteristica principale di questo particolare impianto, che la distingue da tutte le altre tecniche che si avvalgono dell’energia solare, è che produrrà elettricità giorno e notte. La centrale sarà più efficiente durante i giorni molto caldi, in cui di solito si consuma più energia (a causa del maggior l’utilizzo di condizionatori), perché la temperatura esterna aumenta la velocità dell’aria riscaldata dai pannelli solari. Di notte, inoltre, i bacini d’acqua sotterranei conserveranno il calore senza interrompere il movimento ascensionale della corrente. (…fonte enel)

Per approfondire:


 Altro interessante progetto è quello di Bryan Roberts, sempre australiano:

Mulini a vento tra le nuvole

L’INGEGNERE australiano Bryan Roberts ha intenzione di costruire una centrale energetica in quota – un cluster di mulini a vento ad oltre 4 chilometri e mezzo di altezza – ma sta incontrando enormi difficoltà nel raccogliere fondi. Dopo 25 anni di ricerche, ha progettato un "convertiplano" simile a un elicottero in grado di issare una turbina eolica in quota, dove i venti sono più forti e persistenti. Il dispositivo, alimentato dall’elettricità che esso stesso produce e in grado di rimanere in volo per mesi, trasmette l’energia a terra attraverso un cavo. Secondo Roberts, docente di Ingegneria presso la University of Technology di Sydney, i venti d’alta quota avrebbero abbastanza energia potenziale da soddisfare l’intero fabbisogno mondiale. I dati raccolti indicano che un cluster di 600 generatori volanti (Feg) potrebbe produrre un quantitativo di energia tre volte superiore a quello derivato dal maggiore stabilimento nucleare degli Stati Uniti. Per portare avanti la sua idea, Roberts ha siglato un accordo con la Sky WindPower, una startup di San Diego. L’azienda ha ottenuto l’autorizzazione della Federal Aviation Administration statunitense a condurre test nel deserto della California, ma per costruire generatori delle dimensioni necessarie ha bisogno di tre milioni di dollari e sta incontrando parecchie difficoltà a raccoglierli perché l’investimento non costituirà un immediato ritorno per gli eventuali finanziatori.

Scienziati come Roberts sono convinti che i mulini a vento volanti potrebbero porre definitivamente fine alla dipendenza dai combustibili fossili. “Nei Feg, i venti sono molto più persistenti di quelli che interessano le macchine di terra”, spiega Roberts. “I vantaggi sono ovvi: maggiore potenza e maggiore concentrazione”. Secondo Ken Caldeira, climatologo del Lawrence Livermore National Laboratory, riuscire a sfruttare anche solo l’un per cento dell’energia prodotta dai venti d’alta quota costituirebbe un beneficio cruciale in vista del soddisfacimento del fabbisogno energetico mondiale. “I venti d’alta quota rappresentano il flusso di energia rinnovabile più concentrato che esista al mondo”, commenta. L’efficienza di un generatore volante può essere anche del 90 per cento, tre volte maggiore rispetto all’equivalente di terra, stando alle stime della Sky WindPower. Il tutto con un costo chilowatt per ora inferiore ai due centesimi, circa la metà del prezzo del carbone. La Sky WindPower ha condotto test sui modelli, e ora vuole produrre un mulino a vento commercializzabile a quattro rotori. Il convertiplano salirà nel primo strato dell’atmosfera (la troposfera) e, secondo i calcoli, produrrà 200 chilowatt all’ora di elettricità su un’area in cui a terra non si sarebbe prodotto nulla perché al livello del suolo non c’è vento.

L’azienda spera di individuare siti di 20 per 40 chilometri che non siano già sfruttati dalle linee aeree commerciali, per trasformarli in proprie riserve. Le oscillazioni dei Feg verranno orchestrate così da incanalare i venti nel modo più efficiente possibile. La Sky WindPower ha intenzione di utilizzare la tecnologia Gps per mantenere stabile l’asse del dispositivo, così che non possa variare più di qualche centimetro. Il cluster verrà ricondotto a terra circa una volta al mese per i normali controlli di manutenzione. Il progetto ha già ottenuto l’autorizzazione dell’Faa, resta solo da scegliere il sito di sperimentazione. Al momento l’opzione più probabile è la California meridionale, ma i portavoce non hanno voluto scendere nello specifico, e non sono ancora state avanzate richieste per ottenere il permesso delle istituzioni locali. “Il sito test nel deserto non è caratterizzato da venti come quelli che vorremmo per le prossime operazioni”, spiega David Shepard, presidente di Sky WindPower. “Ma iniziare da lì ci permetterà di passare ad aree più difficili correndo meno rischi”. Comunque, l’azienda non ha ancora raccolto la somma necessaria alla costruzione del dispositivo. Ma Shepard è sicuro che i soldi si troveranno. Caldeira, i cui grafici sui venti d’alta quota sono stati pubblicati sul sito Web della Wind SkyPower, si dice dispiaciuto ma non sorpreso degli ostacoli incontrati dalla società nella raccolta di investimenti. “I finanziatori tendono a non investire in progetti rischiosi o dai quali non prevedono di ricavare profitti entro breve termine”, commenta. Secondo lui i fattori che possono spaventare i possibili partner sono molti: per esempio la necessità di test, o il problema di come ottenere le autorizzazioni a livello locale.

La penuria di investimenti iniziali era una possibilità che molti economisti si aspettavano. A giocare un ruolo importante c’è anche la paura che organizzazioni maggiori, addirittura compagnie petrolifere, possano fare il loro ingresso nel mercato con tecnologie energetiche alternative, il che renderebbe ancora più complesso il compito di trovare finanziatori disposti a mischiare il proprio destino a quello di una minuscola startup. Malgrado ciò Eric Becker, vicepresidente di Trillium Asset Management, è convinto che ben presto il capitale imprenditoriale necessario all’avvio di progetti come quello della Sky WindPower salterà fuori. E come esempio cita EnviroMission, la società di energia alternativa australiana che sta costruendo la famosa torre solare. “Un progetto altrettanto avveniristico delle turbine eoliche volanti, eppure sono riusciti a guadagnarsi una vastissima risonanza”, commenta. Senza contare che, dopo tutti i test condotti, Roberts non considera affatto il suo un progetto avveniristico. “Dal punto di vista accademico è come se fosse già fatto. Non esiste alcuna obiezione di principio”, assicura. (…fonte Enel Magazine)

26 February 2007

…io speriamo che me la cavo!!!

Filed under: Lo sapevate? Sapevatelo! — LaScimmia @ 11:49

Leggo da Repubblica il seguente articolo e ne riporto in sintesi i 12 punti:

In poco più di un’ora, i leader del centrosinistra hanno approvato il documento del premier per mettere in piedi il "Prodi bis"
Dalla politica estera alle pensioni "Sì" dell’Unione ai 12 punti di Prodi
Non ci sono i Dico e si definisce anche il portavoce nella persona di Sircana il "sì" convinto di Fassino, la "soddisfazione" di Diliberto


1. Politica estera. "Rispetto degli impegni internazionali e di pace. Sostegno costante alle iniziative di politica estera e di difesa stabilite in ambito Onu ed ai nostri impegni internazionali, derivanti dall’appartenenza all’Unione Europea e all’Alleanza Atlantica, con riferimento anche al nostro attuale impegno nella missione in Afghanistan. Una incisiva azione per il sostegno e la valorizzazione del patrimonio rappresentato dalle comunità italiane all’estero".

2. Scuola e cultura. "Impegno forte per la cultura, scuola, università, ricerca e innovazione".

3. Infrastrutture e Tav.
"Rapida attuazione del piano infrastrutturale e in particolare ai corridoi europei (compresa la Torino-Lione). Impegno sulla mobilità sostenibile".

4. Fonti energetiche. "Programma per l’efficienza e la diversificazione delle fonti energetiche: fonti rinnovabili e localizzazione e realizzazione rigassificatori".

5. Liberalizzazioni.
"Prosecuzione dell’azione di liberalizzazioni e di tutela del cittadino consumatore nell’ambito dei servizi e delle professioni".

6. Mezzogiorno.
"Attenzione permanente e impegno concreto a favore del Mezzogiorno, a partire dalla sicurezza".

7. Riduzione della spesa pubblica. "Azione concreta e immediata di riduzione significativa della spesa pubblica e della spesa legata alle attività politiche e istituzionali (costi della politica)".

8. Pensioni. "Riordino del sistema previdenziale con grande attenzione alle compatibilità finanziarie e privilegiando le pensioni basse e i giovani. Con l’impegno a reperire una quota delle risorse necessarie attraverso una razionalizzazione della spesa che passa attraverso anche l’unificazione degli enti previdenziali".

9. Politiche della famiglia. "Rilancio delle politiche a sostegno della famiglia attraverso l’estensione universale di assegni familiari più corposi e un piano concreto di aumento significativo degli asili nido".

10. Incompatibilità. "Rapida soluzione della incompatibilità tra incarichi, di governo e parlamentari, secondo le modalità già concordate".

11. Portavoce. "Il portavoce del presidente, al fine di dare maggiore coerenza alla comunicazione, assume il ruolo di portavoce dell’esecutivo".

12. Autorità del premier. "In coerenza con tale principio, per assicurare piena efficacia all’azione di governo, al presidente del Consiglio è riconosciuta l’autorità di esprimere in maniera unitaria la posizione del governo stesso in caso di contrasto".


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